Archivi categoria: Questioni di genere

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Illustrissimo Presidente, illustrissimi Consigliere e Consiglieri,

la nostra Provincia, non si è ancora dotata di una legge elettorale che favorisca la piena partecipazione di entrambi i generi alla rappresentanza politica.

Le donne rappresentano più del 51% della popolazione provinciale eppure anche le ultime elezioni hanno confermato che le attuali leggi elettorali non garantiscono un’adeguata presenza di donne né in Consiglio regionale, dove resta relegata al 21,4%, né in Consiglio provinciale (6 consigliere su 35, pari al 17%), né a livello comunale dove sono rimaste inchiodate a percentuali imbarazzanti:  le consigliere comunali sono il  27,4% del totale e le sindache il 12,1%!!

Con questa lettera chiediamo di modificare subito la legge elettorale provinciale, introducendo meccanismi di preferenza di genere, coerenti con il dettato della legge 165/2004, così come da ultimo modificata, che garantiscano che “in ciascuna lista i candidati siano presenti in modo tale che quelli dello stesso sesso non eccedano il 60 per cento del totale e sia consentita l’espressione di almeno due preferenze, di cui una riservata a un candidato di sesso diverso, pena l’annullamento delle preferenze successive alla prima”.

Inoltre vi chiediamo di introdurre la medesima disciplina nella legge elettorale regionale per le amministrazioni locali.

Ricordiamo che la politica trentina sembrava essere consapevole di questo divario quando ha definito il Programma di Legislatura del Presidente della Provincia di Trento che riporta un capitolo dedicato a “VALORIZZARE LE DONNE” chiarendo che “le pari opportunità fra uomini e donne sono un obiettivo fondamentale per garantire eguaglianza e piena partecipazione” ed assumendo l’impegno di rendere concreto questo obiettivo e di sviluppare politiche di sostegno verso il mondo femminile su più livelli.

Nello specifico, il Programma di legislatura prevede che la Provincia di Trento introduca “norme positive che consentano alle donne di assumere sempre più ruoli decisionali importanti nel contesto pubblico e privato della nostra terra e qui dovremo impegnarci prima di tutto per modificare la cultura e le scelte in direzione delle pari opportunità, ma anche per introdurre strumenti legislativi che rendano effettiva la piena partecipazione nelle rappresentanze politiche, istituzionali e amministrative delle donne”.

Il Programma di legislatura prevede tra le priorità, quella di “modificare la legge elettorale introducendo meccanismi che prevedano la doppia preferenza di genere”.

La piena partecipazione femminile alla vita politica, sociale, culturale ed economica del Trentino è infatti un fattore indispensabile per ottenere una vera e piena democrazia, oltre che un requisito per garantire il reale rispetto dei diritti di cittadinanza delle donne.

Solo attingendo all’intero bacino di talenti e professionalità presenti nella società e imparando a valorizzare la diversità di prospettive sarà, infatti,  possibile elaborare decisioni condivise e adatte a rispondere a situazioni complesse e di cambiamento come quelle che stiamo vivendo anche sul nostro territorio.

La democrazia ha bisogno di luoghi di elaborazione delle idee e di assunzione delle decisioni, dove le donne siano effettivamente rappresentate. Il Trentino, che si vanta di essere un laboratorio innovativo, attento all’inclusione e alla partecipazione alla vita civile, sociale e democratica, è però drammaticamente arretrato sul piano della normativa elettorale e della partecipazione delle donne alla vita politica.

La nostra Carta Costituzionale all’art. 51 non solo ha previsto che “tutti i cittadini dell’uno o dell’altro sesso possono accedere agli uffici pubblici e alle cariche elettive in condizioni di eguaglianza, secondo i requisiti stabiliti dalla legge”, ma afferma anche che “a tal fine la Repubblica promuove con appositi provvedimenti le pari opportunità tra donne e uomini” e all’art. 117 ha stabilito che “le leggi regionali rimuovono ogni ostacolo che impedisce la piena parità degli uomini e delle donne nella vita sociale, culturale ed economica e promuovono la parità di accesso tra donne e uomini alle cariche elettive”.

Anche gli estensori del nostro Statuto di Autonomia ne erano consapevoli laddove, all’art. 47 hanno inserito, ormai quindici anni fa, l’indicazione che “al fine di conseguire l’equilibrio della rappresentanza dei sessi, la medesima legge (provinciale) promuove condizioni di parità per l’accesso alle consultazioni elettorali”.

A questo riguardo è opportuno richiamare anche la L. P. Trento 18 giugno 2013, n. 13 “Promozione della parità di trattamento e della cultura delle pari opportunità tra donne e uomini” che, all’art. Art. 9, prevede che “la Provincia promuove la diffusione della cultura di genere mediante iniziative e azioni di comunicazione improntate al contrasto di stereotipi di genere; in particolare opera per (…) promuovere una rappresentanza paritaria nel mercato del lavoro, nelle istituzioni, nella società, combattendo gli stereotipi basati sul genere”.

Da ultimo, il 3 febbraio 2016 è stata approvata in via definitiva da parte del Parlamento Italiano l’integrazione della legge 165/2004 che stabilisce, ai  sensi dell’articolo 122 della Costituzione, i  principi fondamentali   del  sistema  di  elezione  dei consiglieri regionali.

Ebbene, la normativa nazionale definisce i Principi Fondamentali che, ai sensi dello stesso articolo 122, le Regioni devono seguire nel disciplinare il sistema di elezione del Presidente, della Giunta regionale e dei  Consiglieri  regionali. In particolare l’art. 4, della legge 165/2004, così come novellato, stabilisce che “qualora la legge elettorale preveda l’espressione di preferenze, in ciascuna lista i candidati siano presenti in modo tale che quelli dello stesso sesso non eccedano il 60 per cento del totale e sia consentita l’espressione di almeno due preferenze, di cui una riservata a un candidato di sesso diverso, pena l’annullamento delle preferenze successive alla prima”.

In conclusione chiediamo a tutti Voi di dare finalmente attuazione ai principi costituzionali e statutari e di assolvere l’impegno assunto nel Programma di legislatura.

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#equitadigenere: con la legge Borga meno donne in giunta.

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dal sito http://www.trentotoday.it/politica/donne-giunta-comunale-trentino.html#

Il Consiglio regionale ha approvato  il disegno di legge 54 proposto dal consigliere di Civica Trentina Rodolfo Borga, che corregge la legge in vigore per quanto riguarda la rappresentanza femminile all’interno delle giunte comunali.  Con la legge approvata ieri si è eliminato il calcolo per eccesso della rappresentanza femminile nelle giunte comunali, rispetto al numero delle elette.

La legge ha trovato il favore di 34 consiglieri,  6 hanno espresso voto contrario e 17 si sono astenuti.

Tale scelta, a mio avviso non condivisibile, metterà in discussione le giunte comunali già formate, dove è stata inserita una donna in più, che ora potrà vedersi revocato l’incarico in base alle nuove norme.

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Se “avvocata” suona male

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Giulia Robol, “Corriere del Trentino”, 6 novembre 2014.

In questi giorni sono comparsi sulla stampa alcuni articoli sull’uso del linguaggio di genere nei mass media e sulla rilevanza o meno dell’uso dei termini al femminile nella vita professionale. E’ stato rilevato come, in realtà, si tratti di un falso problema; la femminilità sarebbe infatti una questione di cultura e non di lessico, e non si dovrebbero coniare parole nuove solo per coniugare un nome al femminile.

Anche chi prende atto del fatto che l’italiano è una lingua che prevede parole al maschile o al femminile e non registra il genere neutro, spesso liquida le espressioni al femminile come brutte, che “suonano male”, dimenticando però che, nella maggior parte dei casi, siamo prontissimi ad accettare neologismi orribili, come “scannerizzare”, ma rifiutiamo “avvocata” o “ministra”.

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Otto marzo, una giornata per riflettere

8 marzo

 

Giulia Robol e Monica Baggia

L’otto marzo, il giorno dedicato alla Donna, deve essere una giornata in cui ricordare e riflettere.
Ricordare le battaglie, i risultati comunque ottenuti e dei quali godiamo a piene mani anche noi che, per età, a quelle battaglie non abbiamo partecipato. Riflettere su quanto ancora la piena parità tra i generi non sia effettiva.
Per l’impegno che ci siamo assunte non possiamo esimerci dal capire in che cosa debba consistere il ruolo della politica nell’attuazione del principio di parità e nella sua diffusione in vista di una comune condivisione.

E’ necessario raccogliere e fare proprio il lavoro di molte donne che singolarmente, nei gruppi, nelle associazioni quotidianamente affrontano il tema della condizione femminile nella società, nella vita pubblica, in famiglia, nel mondo del lavoro. Attivarsi perchè le loro proposte siano trasferite nelle decisioni di chi ha il potere di prenderle.
In modo trasversale. Perché ogni decisione assunta sia pensata e pesata anche nel suo impatto di genere. Continua la lettura di Otto marzo, una giornata per riflettere

Immagino le donne protagoniste in politica

we-can-do-itCon una lettera pubblicata l’11 febbraio scorso Elena mi ha chiesto come intendo concretamente incrementare la presenza delle cittadine nella politica per dare un senso concreto alla “partecipazione” di cui tanto si parla. Sgomenta ripercorrere le percentuali di donne presenti in politica nel nostro paese. Un’esclusione che, come ho già avuto modo di dire, ritengo anacronistica. Le donne che oggi affrontano con successo ogni tipo di percorso scolastico, che si indirizzano verso professioni un tempo maschili con ottimi risultati, sono, invece, escluse dai luoghi in cui si decide. Il tema non è solo culturale, ma riguarda le regole, i metodi di scelta delle persone da proporre nelle competizioni elettorali. Le donne escono vincenti nelle selezioni di merito, ma sono escluse dalla cooptazione.

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