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Ricordo di Ferruccio Trentini

nonno

Nel ringraziare sentitamente la prof. Gabriella Gilmozzi Grigolli e tutto il comitato promotore (Claudio Campolongo Livio Fioroni Marco Giordani Paolo Marega Sergio Matuella Beppino Meneghelli Mariano Rossaro Fabio Tecilla) per l’organizzazione della cerimonia a ricordo di Ferruccio Trentini, svoltasi sabato 16 maggio 2009, all’Istituto Fontana di Rovereto, vorrei cogliere questa preziosa occasione, per aggiungere testimonianza al valore di un uomo, che oltre ad aver contribuito alle scelte della Rovereto del tempo con il suo impegno di educatore nel mondo della scuola, di amministratore politico e uomo di cultura, attivo nelle varie istituzioni e associazioni culturali del mondo cittadino, tantissimo ha dato, a noi suoi familiari, offrendosi quale riferimento affettivo di straordinaria integrità morale e generosità educativa.

Mio nonno era fatto così, all’apparenza sembrava piuttosto serioso, uomo di poche parole e profondi silenzi, dotato di infinita pazienza e grandissima capacità di ascolto, attento indagatore dell’animo umano, comprensivo ma al tempo stesso rigoroso nell’insegnamento di valori per lui imprescindibili. Raramente lo vedevi perdere le staffe, piuttosto affermare con decisione di tono ciò che ritenuto più giusto, quasi sempre il volto tirato si distendeva, facendo apparire quel mezzo sorriso accennato, caratteristico dei suoi modi.

Al suo fianco per tutta una vita, sin da quando giovanissimi per i tempi di oggi, poco più che ventenni, si sposarono, mia nonna, Pia Piccolrovazzi Trentini, pilastro della sua esistenza, sempre presente, sempre al suo sostegno, con grande costanza ha raccolto preziosamente i momenti salienti della vita pubblica del marito, attraverso ritagli di giornale di più di trent’anni di esistenza.

Mia nonna amava parlare, raccontare la storia delle loro vite, spiegare i momenti difficili durante la guerra, i primi anni di matrimonio a Lasino, dove entrambi erano nati, gli anni vissuti a Pesaro, la nascita dell’unica figlia, la sua lunga esperienza di maestra in Alto Adige, il richiamo di mio nonno alle armi, la nostalgia, la paura , le preoccupazioni di una vita.

Mia nonna raccontava, mio nonno ascoltava, qualche volta la nonna si arrabbiava per i silenzi del nonno, il nonno sorrideva.

Mi piace pensare che la tranquillità familiare dava a mio nonno quella forza e quel sostegno necessari per permettergli di mettere a servizio della comunità intelligenza, professionalità e senso del bene comune.

Educatore prima di tutto, la grande vocazione di Ferruccio Trentini fu soprattutto la scuola. Laureatosi in lettere antiche con il massimo dei voti e la lode, con una tesi su Clementino Vannetti, presso l’Università Cattolica di Milano, Trentini fu insegnante prima e preside poi, fino agli anni della pensione all’Istituto tecnico Fontana di Rovereto.

Convinto sostenitore del ruolo educativo della scuola, dell’importanza e della vocazione del lavoro dell’insegnante, responsabile dell’istruzione generale ma anche e soprattutto della valorizzazione delle attitudini e degli interessi dell’allievo; per il preside, Trentini la scuola doveva far emergere quel senso di responsabilità e umiltà, che uniti a disciplina e forza di volontà, permettessero agli studenti di comprendere le loro vocazioni, di trovare la soluzione alle loro difficoltà, preparandoli per il mondo della società esterna.

E la scuola fu realmente il centro fondamentale della sua vita, anche nei suoi studi e nella sua attività politica. Più volte assessore all’istruzione nella giunta Veronesi, prima e con Maurizio Monti poi, fu sindaco di Rovereto dal 57 al 60 eletto nelle fila della Democrazia Cristiana.

Studioso, profondo conoscitore della storia roveretana, e dei suoi protagonisti, caratterizzata da una grande attenzione ed interesse verso i problemi scolastici e pedagogici, appassionato d’arte locale, contribuì alla realizzazione di numerose opere e scritti.

Presidente dell’Accademia degli Agiati dal 1961 al 1979, ha scritto a vario titolo sulla storia e la vita dell’Accademia, a testimonianza vivace del trasporto sincero che nutriva verso la sua città. Voglio qui ricordare, tra gli altri, il libro pubblicato nel 55° per il centenario dell’Istituto Tecnico. E all’eredità lasciata all’istituto da lui diretto da quella reale scuola Elisabettina che sfornò artisti e scienziati di calibro, modello di istituzione scolastica, andò grande approfondimento del suo pensiero indagatore, nella convinzione che la scuola fosse depositaria del benessere sociale e del progresso civile.

La presenza e il suo contributo in diverse tra le associazioni e istituzioni culturali cittadine, testimoniano ancora una volta la dedizione e l’interesse civico profondo, nonché l’alto senso delle istituzioni da lui convintamente sostenuto. Fu infatti fondatore e presidente dell’Associazione Pro Cultura di Rovereto, presidente del Curatorio della Biblioteca Tartarotti, membro del direttivo del Museo storico della Guerra, presidente del Curatorio Depero e del Consiglio Opera Campana dei Caduti, vicepresidente della Cassa di Risparmio.

Negli anni successivi al pensionamento, dal 1975 in poi, intensificò la sua attività di ricerca e di studio, lavorando soprattutto ad un’opera che non fu però mai pubblicata sulla figura di Clementino Vannetti, al quale già aveva dedicato la sua tesi di laurea.

Ben presente nella mia mente è il ricordo di lui sempre alle prese con le sue carte, nel suo studio, oppure a visionare documenti nella Civica Biblioteca Tartarotti.

Ferruccio Trentini era un uomo molto garbato, di grande modestia e di profonde virtù umane, non ricordo una sola volta averlo sentito farsi vanto di qualcosa, non amava gli scontri, convinto dell’arte della mediazione ma al contempo fermo sostenitore delle sue convinzioni, trovava comunque il modo di valorizzare l’interlocutore che aveva davanti.

Un uomo buono, anche severo ma di grande generosità, ferito profondamente negli affetti nell’ultimo decennio della sua vita, in seguito alla scomparsa prematura dell’unica figlia.

Nonostante la difficile prova che la vita gli aveva riservato, con la dignità di chi sorretto da fede profonda, sa accettare la sofferenza della morte, ha saputo costituire per noi, suoi familiari, punto di riferimento sul quale appoggiarsi, grande esempio di valori, indicatore di strade virtuose nelle scelte della vita.

A lui va il mio affettuoso ricordo e quello dei miei fratelli, unito al ringraziamento a coloro che hanno sostenuto quest’iniziativa, e a quanti l’hanno conosciuto e apprezzato negli anni della sua esistenza.

La nipote

Giulia Robol

Stampa:

In 300 per ricordare Trentini Trentino 17.05.2009

Commosso Ricordo di Ferruccio Trentini. Rotary Club Rovereto. 18.05.2009

Link:

Chi era Ferruccio Trentini.

Discorso del Presidente dell’Accademia degli Agiati Ferruccio Trentini

Bibliografia:

Rovereto : immagini del passato. F. Trentini, T. Manfrini, P. Chiusole. Artigianelli, 1973.

Rovereto nell’800. F. Trentini, T. Fait, R. Wolf. Manfrini, 1971.

Isera a Clementino Vannetti nel bicentenario della nascita. F. Trentini. Mercurio, 1956.

Una figura della letteratura trentina del Settecento : Clementino Vannetti. F. Trentini. Tesi di laurea