#viaTartarotti

via tartarott
dal sito lavocedirovereto.it

Riapertura  al traffico di via Tartarotti? Scelta incomprensibile.

Ritengo di condividere l’opinione di Paolo Preschern (Confesercenti) e Michele Adami presidente di Consorzio Rovereto In Centro apparsa ieri sulla stampa.

La domanda che mi pongo è la seguente. Possono essere quei 100 metri di strada, peraltro  appena risistemati un anno fa, motivo di cosi insistente interesse da parte delle scelte di un’amministrazione da poco insediata?

L’ampliamento delle zone pedonali in una cittadina come la nostra è sempre stato oggetto di scelte sofferte, tutti ricordano le immagini di un tempo di  via Orefici, piazza Erbe, piazza Suffragio, piazza Malfatti con le macchine ben parcheggiate a ridosso di esercizi commerciali e palazzi. E tutti ricordano le proteste anche plateali, le manifestazioni di corteo contro la scelta di renderle pedonali.

Ma questa è storia, nessuno a distanza di un po’ di tempo, verificata la bontà della scelta, in termini anche di qualità estetica e di gradita fruibilità da parte dei cittadini, ha mai pensato di ridiscutere e di ritornare su quei passi appunto faticosi.

La protesta c’è stata anche per via Tartarotti, tutti la ricordano ed ora che la via comunque riqualificata è a mio avviso più bella e pure molto apprezzata, oggetto di diversi ricorsi, tutti vinti, dall’amministrazione precedente, dovrebbe tornare ad essere ripercorsa dalla macchine?

Quindi i soldi spesi per la sua riqualificazione gettati al vento? I ricorsi vinti per nulla!

Ma che senso ha? Si crede realmente che tale scelta potrebbe portare quei benefici al commercio in un momento così difficile come questo dove le strategie da pensare sono sicuramente di diverso tipo, certamente su piani altri e con una visione  concordata con i livelli istituzionali a supporto, coinvolgendo i vari enti, riflettendo su turismo, eventi, prodotti del luogo, marketing di immagine e cosi via.

Si pensi alla recente iniziativa privata del Museo del Caffè, quella può essere considerata un’iniziativa di ampio respiro,  può trovare le corrette sinergie con turismo, commercio, immagine della città e il pubblico può fare la sua parte.

L’ass. Plotegher ha dichiarato più volte di credere nell’allargamento delle zone pedonali e con un escamotage, facilmente riconoscibile, parla di ZTL flessibile. Per non dire che la ztl si elimina si dice che è flessibile. Nessuno può crederci e soprattutto che senso ha una ztl dalle 20.00 in poi e nei giorni festivi. Se si vuole aprire al traffico perchè gli unici penalizzati devono essere i residenti, che la sera si ritrovano a fare un giro più lungo, che a quel punto non ha più senso fare?

Nei vari ragionamenti prospettati dall’ass. c’è pure la riqualificazione di via Dante, un tempo bellissimo viale alberato, con la possibilità futura di chiusura al traffico. Benissimo dico io, chi non vorrebbe pensare a via Dante come boulevard del passeggio. Certo! Ma ancorata volta, che senso può avere riflettere su via Dante e la sua riqualificazione,  quando 100 metri di strada appena ammodernati vengono difatto riaperti?

Io credo che le scelte debbano essere chiare e se veramente si vuole ritornare al passaggio delle auto, lo si dica apertamente senza inventarsi soluzioni fantasiose e pure contraddittorie. Via Tartarotti non da fastidio a nessuno e potrebbe rimanere esattamente come è. Se il fine ultimo è poi quello di lavorare su via Dante a maggior ragione è opportuno che l’attuale scenario non venga modificato. La scorsa amministrazione ha approvato un documento molto articolato che si chiama Piano Urbano della Mobilità e su questi aspetti si è espressa molto chiaramente. L’aggettivo flessibile non può mascherare un ritorno al traffico e snaturare quindi l’impostazione del PUM. Si torni in consiglio comunale se le scelte vogliono essere diverse!

Per altro alcuni consiglieri comunali di maggioranza si sono espressi contrari alla riapertura e all’interno della giunta certamente coloro che nella precedente amministrazione hanno contribuito a questa scelta non posso pensare abbiano cambiato idea.

Auspico un supplemento di riflessione su questa decisione, che non solo ritengo sia oggetto veramente esagerato di interesse rispetto allo stato di salute del commercio ma soprattutto lancerebbe un messaggio culturale sbagliato.

Rimango convinta che oltre a provvedere ad una corretta infrastrutturazione (che per altro ora c’è, mi riferisco alla sosta) per eliminare il traffico sia necessario fermare le macchine e agire su strategie legate alla mobilità come lo stesso piano prima citato nei suoi contenuti riporta.

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