La nuova riforma degli appalti

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immagine tratta dal sito http://www.ediliziaeterritorio.ilsole24ore.com
“Necessaria una rivoluzione culturale su opere e spazi pubblici, risparmio energetico e rigenerazione urbana: solo così creiamo le condizioni per ripartire davvero

Il Presidente dell’Ance De Albertis commenta in un’intervista al Sole 24 ore la nuova riforma degli appalti voluta dal ministro Del Rio, prossima alla dirittura d’arrivo e alla conseguente discussione in Parlamento.

La riforma che condivido e che assieme al recente bando sulle periferie degradate e alle possibili proroghe sugli incentivi alle ristrutturazioni – sgravi fiscali dal 50 al 65% in detrazione, fa parte di una serie di azioni, votate alla volontà politica di rilancio del settore strategico dell’edilizia e più generale della rimessa in moto dell’economia del paese.

Le parole chiave sono: #rigenerazioneurbana, #riqualificazioneenergetica  ma anche e soprattutto in particolare modo #riorganizzazionedelprocessoedilizio.

Il processo di realizzazione delle opere pubbliche presenta in Italia  inefficienze e lungaggini che rendono inefficace e spesso compromesso il risultato finale. Manca una seria programmazione ragionata su interventi, che per grandi o ordinari che siano, garantisca tempi certi e risorse effettivamente presenti e spendibili.

Manca la presa di coscienza del fondamentale ruolo del soggetto committente. Bisogna investire sulle amministrazioni e sulla loro necessaria e importantissima azione guida nella conduzione della programmazione dei lavori pubblici.

La logica di pensare di guardare nei cassetti dei vari enti e tirar fuori progetti magari vecchi e a caso prodotti negli anni è sbagliata e fuorviante e non può che produrre scelte poco consapevoli a scapito della qualità del prodotto.

C’è bisogno di fare una programmazione ragionata ed illuminata su quelli che siano i fondamentali bisogni di una comunità e ragionare su opere fattibili e necessarie con azioni mirate piani economici e temporali stabiliti.

Separare il processo progettuale ideativo dell’opera da quello costruttivo per me rimane sbagliato e su questo forse sulla riforma si potrebbe lavorare. E’ proprio in questo modo a mio avviso che si creano diesconomie nei tempi e negli importi economici.

Vanno applicate le norme già esistenti sulle responsabilità oggettive dei progettisti e dei certificatori dei progetti per gli errori progettuali. E come dice il Presidente dell’Ance si potrebbe proporre gare che abbiano a base un progetto definitivo, sviluppato dall’amministrazione imponendo alle imprese di presentare un’offerta con un progetto esecutivo.

L’amministrazione potrebbe così scegliere, anche sulla base della qualità dei progetti.

Intervista al presidente di Ance

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