Piano per le periferie degradate – il governo investe sulla rigenerazione urbana

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Le torri di Madonna Bianca

Il “Piano nazionale per la riqualificazione sociale e culturale delle aree urbane degradate” su iniziativa del ministro Graziano Delrio, prevede un investimento di 200 milioni di euro a disposizione dei Comuni, che entro il 28 novembre presenteranno attraverso un progetto preliminare e il rispetto di talune condizioni imposte da bando, interventi di riqualificazione urbana o anche edilizia.

L’operazione è senza dubbio lungimirante, il budget a disposizione non è elevatissimo (se si pensa alla situazione contingente di molte delle nostre città) ma da un punto di vista dell’approccio e anche del metodo, certamente questa è una grande novità.

Per concorrere al bando i progetti dovranno ricadere all’interno di aree urbane degradate. Quattro saranno gli indicatori di cui si terrà conto per la presa in considerazione delle aree,  la valutazione della proposta conseguente e il relativo punteggio assegnato: tasso di disoccupazione, tasso di occupazione, tasso di concentrazione giovanile, tasso di scolarizzazione. L’indice dovrà essere superiore alla media nazionale – riferimenti ultimo censimento Istat.
Verrà poi considerato un indice di “disagio edilizio”. E Anche in questo caso la situazione sarà verificata rispetto ad edifici residenziali in stato di conservazione “pessimo” e “mediocre” – sempre in riferimento alla media nazionale.

Il piano compie valutazioni e si pone obiettivi che propongono la riqualificazione urbanistica di aree fortemente depresse, secondo principi di #recycling e #rigenerazioneurbana ma al contempo lavora sul rafforzamento del tessuto sociale e sul rilancio del comparto edilizio attraverso settori di innovazione culturale (riqualificazione energetica in primis).

L’iniziativa è veramente importante e rimette al centro della politica il pensiero sulla costruzione della città, individuando linee di indirizzo corrette, che pongono l’accento sul riuso, sul consumo 0 di suolo e sulle energie rinnovabili. I protagonisti saranno i Comuni e la loro capacità di investire sul territorio ripensandolo. Si tratterà si scelte politiche importanti, che necessitano protagonismo e coraggio dell’agire.

Cito, a  proposito, un articolo  di Renzo Piano apparso di recente  su Repubblica. Il pensiero dell’architetto genovese è noto e riguarda le periferie metropolitane.

“Negli anni Ottanta il futuro stava nei centri storici. Ora sono stati tutti riqualificati, perfino troppo, sono stati quasi mummificati. Adesso il futuro è nelle periferie, che non sono brutte, sono luoghi in cui l’architetto trova la bellezza e la ricongiunge alla città. Non si devono più costruire parcheggi e bisogna dare più forza al trasporto pubblico: questo è il futuro delle città». Secondo Piano, «la politica non deve avere fretta, il processo è lungo, ci vorranno i prossimi trent’anni per riqualificare le periferie. Per aggiungere luoghi di aggregazione, servizi».

Una riflessione sui temi legati alla rigenerazione urbana andrebbe fatta anche sul nostro territorio. Andrebbe fatta sul piano politico e amministrativo e dovrebbe coinvolgere a mio avviso più attori protagonisti, soggetti pubblici, categorie e privato.

Ciò consentirebbe di mettere a fuoco azioni e programmi sinergici per il rilancio di un comparto in seria difficoltà come è quello dell’edilizia. Lo sguardo fondamentale deve essere direzionato dal pubblico, che ha il compito di interrogarsi su quali possano essere le scelte migliori sulle politiche di sviluppo delle nostre città. Le  ricadute sul piano economico sociale ma anche culturale e ambientale sono conseguenti.

Il rilancio del settore dell’edilizia,  settore, certamente in crisi, come si è detto,  non può prescindere  dall’innovativo principio del #consumo0disuolo, che può sposarsi con l’investimento  in temi legati alla riqualificazione energetica, alla rigenerazione e anche rottamazione degli edifici stessi, ossia demolizione e ricostruzione. E’ necessario agire sul costruito, quindi, sul degradato per rigenerare parti di città senza consumarne altre.

Tale azioni, non possono coinvolgere solo il privato in forma individuale, che grazie ad incentivi come bonus volumetrici e detrazioni fiscali – ecobonus o simili e deroghe a distanze ed altezze, viene favorito nei casi di ristrutturazione degli immobili. La normativa provinciale in tal senso è già strutturata e in taluni comuni, è il caso di Rovereto le norme di attuazione del Prg si sono spinte anche oltre. Ciò che sarebbe importante è redigere un vero e proprio piano di interventi, che specialmente nel settore dell’edilizia sociale potrebbe con l’aiuto e il protagonismo dei Comuni, individuare quelle aree di rigenerazione, che consentirebbero la riqualificazione e il ricongiungimento alla città di brani di periferie ora isolati.

In questo senso Itea ha lavorato molto negli anni scorsi, penso allo studio sulle torri di Madonna Bianca, all’approfondimento con il contributo dell’Università di Trento sul tema delle soprelevazioni, per citare alcuni esempi.

Il calo delle risorse intimidisce azioni concrete in tal senso, la direzione tuttavia è certamente quella giusta e la forma di investimento in soluzioni di parternariato pubblico privato commisurato non ai grandi interventi ma a quelli di piccole dimensioni può consentire risposte significative che alcuni comuni anche in Trentino  hanno già sperimentato con successo, Rovereto in primis. Il modello va implementato e studiato e rappresenterebbe una buona risposta alla necessità di continuare ad investire sull’edilizia secondo canoni di economia sostenibile.

Link:

Edilizia e territorio – Sole 24 – Decreto periferie.

Rigenerazione urbana, proposte

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